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CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ E POLITICA FISCALE
di Lucia Nocerino
Presidente APPI
Un recente post pubblicato su Facebook di una insegnante di Pilates ci ha stimolato ad offrire a tutti un approfondimento su una questione complessa quale il rapporto tra classificazione delle attività (ATECO) e politica fiscale che consegue la nuova classificazione ATECO relativa alla nostra professione di insegnanti di Pilates.
In Italia, i coefficienti di redditività del regime forfettario sono stabiliti per legge dallo Stato. In particolare:
– vengono fissati dal Parlamento, attraverso l’approvazione di leggi;
– sono proposti dal Governo, generalmente nell’ambito della Legge di Bilancio:
– sono poi applicati dall’Agenzia delle Entrate per il calcolo delle imposte.
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I coefficienti sono associati ai codici ATECO e rappresentano la percentuale dei ricavi che si presume costituisca reddito imponibile.
Per i liberi professionisti il coefficiente è del 78%; (ecco perché come professionisti di Pilates ci è stato applicato questo coefficiente con il codice ATECO 85.51.01).
Per altre attività, come alcune sportive o artigianali, può essere del 67%, (questo coefficiente ci è stato applicato per il codice ATECO dello studio di Pilates 93.13.01).
Per il settore commerciale è il 40%.
L’assegnazione del coefficiente, quindi, non dipende dall’associazione professionale (nel nostro caso APPI), né dal Comitato ATECO, né dall’Agenzia delle Entrate, ma richiede un intervento normativo del legislatore.
Il nuovo codice ATECO dei professionisti di Pilates non determina automaticamente un nuovo coefficiente di redditività, né tanto meno era possibile “difendere” un coefficiente, visto che non esistevamo come categoria professionale.
Con il passaggio alla classificazione ATECO 2025, il legislatore ha previsto un regime transitorio: fino all’approvazione dei nuovi coefficienti, continuano ad applicarsi quelli individuati secondo la precedente classificazione ATECO 2007.
Esistono margini per modificare il coefficiente, ma non attraverso una richiesta all’Agenzia delle Entrate e non all’atto di creazione di un codice ATECO che prima non esisteva. La modifica è una scelta politica e legislativa che APPI sta affrontando, insieme a Confcommercio Professioni nei canali istituzionali.
Per questo motivo che abbiamo condotto con Format Research due sondaggi, che ci hanno richiesto un grande sforzo economico e che oggi ci offrono dati certi con cui poter fare richieste concrete sulla base di:
– dati economici che dimostrino che i costi medi dei professionisti di Pilates sono significativamente diversi da quelli della categoria in cui sono inseriti;
– studi statistici che documentino margini, costi di gestione, formazione obbligatoria, assicurazioni, affitti, attrezzature e aggiornamento professionale;
Fino a quando non esisteva il codice ATECO, non esistendo come categoria, non era possibile fare nessuna proposta e certamente la soluzione non poteva essere non esistere come categoria.
Precisiamo che APPI non invita i professionisti a cambiare codice ATECO esclusivamente per motivi fiscali, pertanto chi non ritiene di dover emergere come professionista di Pilates può continuare ad usare il codice generico come istruttore sportivo, ma attenzione che questo poi inserisce l’insegnante in un mondo, quello sportivo, che è distinto dalla professione che esercitiamo. La scelta deve essere comunque valutata insieme al proprio commercialista, considerando la propria specifica situazione professionale e tributaria. Per tutti i soci APPI, l’associazione mette a disposizione un consulente esperto in materia.
Il nuovo codice ATECO nasce con un obiettivo diverso: riconoscere in modo corretto e univoco l’attività professionale dell’insegnante di Pilates, superando l’utilizzo di codici generici o riferiti ad attività differenti. Si tratta di un importante riconoscimento istituzionale, ottenuto dopo anni di lavoro, che consente finalmente di identificare la professione all’interno della classificazione ufficiale delle attività economiche.
Siamo pienamente consapevoli che il diverso coefficiente di redditività rappresenta oggi una criticità e proprio per questo motivo riteniamo che il riconoscimento del codice ATECO rappresenti un primo traguardo, ma non il punto di arrivo.
Tra gli obiettivi che l’associazione sta già perseguendo con numerose iniziative a riguardo, vi sono anche:
– promuovere un confronto con le istituzioni affinché la disciplina fiscale tenga conto delle peculiarità della professione;
– raccogliere dati economici oggettivi sul settore, indispensabili per sostenere eventuali richieste di revisione del coefficiente di redditività;
– proseguire il percorso di riconoscimento della professione attraverso la definizione di uno standard UNI delle competenze e ulteriori interventi a tutela dei professionisti.
Ad oggi il nuovo codice ATECO non comporta automaticamente benefici fiscali o previdenziali tali da compensare l’eventuale aumento della base imponibile nel regime forfettario, benché attraverso i nostri consulenti stiamo fornendo agli associati numerose opportunità. Il suo principale valore risiede nel riconoscimento della professione come attività economica, elemento che riteniamo fondamentale per costruire, nel tempo, ulteriori tutele normative, fiscali e professionali.
Il post pubblicato conferma quanto sia importante continuare il dialogo con le istituzioni su questo tema, ma ribadisce anche come non sia ancora chiaro agli insegnanti il valore di essere una categoria professionale riconosciuta.
Quando si attua un cambiamento in un’ottica di miglioramento, si innescano sempre delle fasi transitorie che spesso sono complesse da gestire e richiedono molto tempo. Nell’immediato possono portare anche aspetti negativi, ma tutto va guardato in prospettiva consapevoli dell’obiettivo che si intende raggiungere. Riteniamo che la nostra professione abbia un valore pari alle altre e che debba essere rispettata e tutelata sotto tutti gli aspetti economici, legali e previdenziali.
APPI è impegnata in questa direzione e continuerà a informare tutti i professionisti sugli sviluppi delle iniziative intraprese.

