Il Far West del Pilates

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IL FAR WEST DEL PILATES

di Maximilian Stohr
Direttore di Atelier Pilates

 

Chi mi conosce sa che porto avanti una lotta perenne nel cercare di trasmettere ai miei allievi, sia in studio sia durante la formazione, i principi e i fondamentali che Joe Pilates ha tramandato a Ron Fletcher e Ron a me. Senza una base solida di quello che definisco l’ABC, non ritengo si possa apprezzare nella sua completezza la disciplina del Contrology che noi oggi chiamiamo Pilates. Soprattutto durante le formazioni che tengo all’estero, cerco di far capire che il “Reformer Pilates” non esiste. Esiste il Pilates e tutti i suoi apparati (grandi e piccoli) e che ognuno di essi ha caratteristiche proprie. Inoltre, sono contrario da sempre ai gruppi di Reformer e da “Nostradamus” del Pilates (o gufo) aspettavo i vari infortuni di chi pratica il Pilates in mega-gruppi nelle palestre e centri fitness. È bastato aspettare poco, ci sono tanti video sui social che lo testimoniano.

Dall’articolo uscito recentemente su The Guardian, il noto quotidiano inglese, emerge non solo il rischio di infortuni di queste classi di Reformer di gruppo, ma anche la scarsa professionalità di chi insegna e la mancanza di regolamentazione su chi può insegnare. È questo uno degli obiettivi di APPI che sta portando avanti in Italia, dove si sono ottenuti già risultati concreti rispetto a tante altre nazioni europee.

Nell’articolo si afferma anche che Il boom del Reformer Pilates ha portato ad una sorta di Far West, una crescita “selvaggia” di studi con un’offerta più economica dove spesso di Pilates c’è solo il nome. Questo ha causato una crescente divisione all’interno del settore, con gli Insegnanti tradizionali che criticano le versioni ‘diluite’ della disciplina, mentre i nuovi studi sostengono di rendere semplicemente la pratica più accessibile a un pubblico più vasto.

L’articolo riporta anche la testimonianza di Kirsty Morgan, un’insegnante di Pilates dell’Essex, che l’anno scorso, è finita al pronto soccorso dopo che una “tower” – la struttura metallica verticale fissata a un Reformer – si è staccata durante una dimostrazione e le è caduta sulla testa.  Kirsty l’avevo comprata da una signora, senza istruzioni, e si era fidata che andasse montata ad incastro mentre invece andava avvitata.

A questa si aggiunge la testimonianza di Philippa Wheeler, avvocato presso lo studio legale Leigh Day, che ha dichiarato che il suo studio sta indagando su una richiesta di risarcimento contro un rivenditore di attrezzature in relazione a un Reformer venduto nei loro negozi. Philippa afferma che !gli studi non dovrebbero risparmiare quando si tratta di formare i propri insegnanti, acquistare le attrezzature e sottoporle a manutenzione. Macchinari non sicuri, o una guida scarsa su come usarli, potrebbero causare lesioni che cambiano la vita».

L’articolo riporta anche la storia di Maya Meron, un’acclamata violinista, che nel 2019 è rimasta ferita in uno studio di Pilates a Londra quando un Coreformer – un tipo di Reformer brevettato – è crollato provocandole la rottura del gomito sinistro e causandole lesioni addominali che hanno messo fine alla sua carriera. Ha fatto causa allo studio e il tribunale si è pronunciato in gran parte a suo favore.

L’articolo prosegue descrivendo il Pilates in maniera superficiale e imprecisa, come spesso succede nella stampa generalista, ma è importante sottolineare quanto ha dichiarato Michael King, membro fondatore della Society for the Pilates Method (SPM), che presiede un gruppo di controllo sul Pilates per EMD UK, l’ente nazionale per l’esercizio di gruppo: «Chiunque potrebbe aprire uno studio di Pilates domani con poca o nessuna formazione formale. Mentre alcuni di noi lavorano duramente per mantenere standard elevati, ci sono anche attività che operano accanto a noi dove gli istruttori potrebbero mancare di una formazione sufficiente. Questo può portare ad una pratica non sicura». King ha inoltre affermato che le grandi catene di centri fitness a volte tengono classi di Reformer con 20 o 25 macchine in una stanza e un solo istruttore. «Dal punto di vista della sicurezza, questo è profondamente preoccupante», ha aggiunto.

Nel Regno Unito, ma questo accade anche in altri paesi, chiunque può definirsi istruttore di Pilates senza una formazione formale per questo la SPM vuole una “garanzia di qualità” affinché il pubblico possa sentirsi sicuro negli studi che frequenta.

Leigh Robinson, direttrice della SPM, afferma che nel mercato britannico esiste uno standard di Pilates di Livello 3 focalizzato sul Matwork in vigore dal 2005, ma il panorama del Pilates è cambiato notevolmente perché è diventato ‘la cosa da fare’ e nel tempo sono state prese sempre più scorciatoie. Molti corsi di formazione per insegnanti ora si svolgono quasi interamente online e molti operatori non richiedono più il Livello 3. «Poiché le classi di Reformer sono così popolari, molti club gestiscono programmi interni per formare istruttori che gestiscano grandi classi. Quello che viene spesso insegnato loro è semplicemente come impartire una sequenza prestabilita di esercizi» ha aggiunto.

A ciò si unisce la Pilates Teacher Association che ha dichiarato: «Dietro il boom degli studi di Reformer e il marketing patinato del ‘Pilates’ si cela un sistema di qualificazione inconsapevolmente disinformato, sempre più guidato da interessi commerciali».

Meditate gente… meditate.

Per leggere l’articolo completo:

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2026/apr/04/reformer-pilates-boom-injuries