Pilates ai tempi dell’isolamento e dell’influenza Spagnola

Pilates ai tempi dell’isolamento e dell’influenza Spagnola

Pilates ai tempi dell’isolamento e dell’influenza Spagnola

PILATES AI TEMPI DELL’ISOLAMENTO E DELL’INFLUENZA SPAGNOLA

di Sabina Formichella
Posturologo e Pilates Master Trainer
Docente Chinesiterapia Applicata Sapienza Università di Roma

Siamo nel 1914 quando Joseph Pilates si trasferisce da Viersen, città della Renania nei pressi di Dusseldorf, a Blackpool, allegra cittadina della contea del Lancashire che affaccia sul mare d’Irlanda. I motivi che spinsero Pilates a trasferirsi furono primariamente economici, unitamente al suo forte desiderio di costruirsi un futuro nello sport e nel pugilato. Non a caso la Gran Bretagna in quel periodo era un punto di riferimento per gli incontri di pugilato che mettevano in palio poste in denaro.
In quegli anni Pilates non è l’unico ad avere questa idea e, nello stesso periodo, si creano in Gran Bretagna diverse comunità di origine tedesca. Purtroppo però lo scenario della Prima Guerra Mondiale è molto grave e gli emigrati vengono visti come cittadini stranieri di nazionalità nemica. Crescono i pregiudizi, le paure legate alle infiltrazioni delle spie tedesche e i sentimenti anti-tedeschi a livello popolare politico e mediatico. La tensione aumenta notevolmente quando il sommergibile tedesco U-20 affonda il transatlantico britannico Lusitania, provocando la morte di quasi 1.200 passeggeri.
L’Inghilterra entra in guerra e la cittadina di Blackpool viene trasformata in sito di addestramento per le truppe britanniche della Royal Army Medical Corps, un corpo speciale dell’esercito britannico che fornisce supporto ai militari. I soldati vengono sottoposti ad addestramento medico, igienico e preventivo delle infezioni.

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Image courtesy of International Community of the Red Cross
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Il 4 agosto del 1914 Joseph Pilates viene arrestato in quanto cittadino tedesco non registrato come residente in Gran Bretagna e sprovvisto di documenti. Viene registrato con il numero 14.001 e trasferito al centro di addestramento per ufficiali dell’esercito britannico, il Royal Military Academy di Sandhurst, nella contea di Berkshire, vicino Londra. Qui viene dichiarato prigioniero civile e viene assegnato come portantino all’ospedale militare.
Successivamente subisce vari trasferimenti in altri campi di internamento, fino ad approdare nel campo del Lancaster. È qui che Joseph inizia a reagire all’isolamento forzato e inizia a impartire lezioni di lotta libera e di difesa personale ai suoi compagni di isolamento. Pratica che prosegue con grande passione quando viene ulteriormente e definitivamente trasferito nel campo di Knockaloe, nell’Isola di Man il 12 settembre 1915.

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Pilates arrival at Knockaloe, shows. Postcard courtesy of The Mannin Collection
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È proprio nel campo di Knockaloe che Joseph Pilates si applica al massimo insegnando per molti mesi ginnastica, pugilato e lotta libera.
Pilates riesce a trasformare il periodo di internamento in un’opportunità per sviluppare il suo metodo sia dal punto di vista pratico che teorico. Si allena, inventa nuovi esercizi, legge moltissimi libri attingendo dalla fornitissima libreria presente nel Campo 4 dove al quale viene assegnato.

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Knockaloe Library Image Courtesy of Manx National Heritage
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Aiuta gli altri internati a rimettersi in forma e a superare le difficoltà fisiche create dall’internamento. Riesce anche a mantenere viva la sua passione per la boxe allenandosi e partecipando ad alcuni incontri.

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Knockaloe Camp 4 internal newspaper, Lager Zeitung, from January 1917
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Arriviamo così al 1918. In quell’anno un gran numero di soldati inizia ad ammalarsi di una nuova influenza. Il conflitto dura ormai da diversi anni, milioni di militari vivono ammassati in trincee sui vari fronti, in condizione di malnutrizione e scarsa igiene, favorendo così la diffusione del virus. Per capire la serietà della pandemia influenzale del 1918 occorre pensare che nella vita civile la selezione naturale favorisce i ceppi di virus miti: le persone che si ammalano seriamente rimangono a casa, in isolamento, e coloro che sono solo lievemente malati continuano con le loro vite, diffondendo una malattia non grave. Nelle trincee, la selezione naturale è invertita: i soldati che hanno contratto una forma leggera rimangono in trincea, mentre i malati gravi vengono inviati su treni affollati verso ospedali da campo altrettanto affollati, diffondendo il virus più letale.
La pandemia termina nel dicembre 1920, lasciandosi alle spalle 50 milioni di morti e viene nominata “influenza spagnola” non perché originò in Spagna ma semplicemente poiché la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli.

Nell’inverno tra il 1918 e il 1919 l’influenza spagnola arriva anche nell’Isola di Man, dove il nostro protagonista è internato ormai da diversi anni.

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Pilates si diede da fare per proseguire i suoi allenamenti e per insegnare il suo metodo a tutti gli internati e ai soldati del campo. Questo capitolo della sua vita è sempre ricordato in tutte le sue interviste successive al suo approdo negli USA negli anni ’20, dove Pilates racconta come tutti i suoi allievi fossero risultati più forti nel contrastare l’epidemia.

La Grande Guerra finisce e nell’aprile del 1919, Pilates, sopravvissuto all’internamento, alla guerra e alla pandemia dell’influenza spagnola, viene rilasciato dall’isolamento del campo di Knockaloe, viene trasferito con una nave in Inghilterra e poi rimpatriato in treno.

Al suo rilascio ottiene una dedica scritta dal capitano del 21mo dipartimento che lo elogia in qualità di professore di cultura fisica, per la sua disponibilità, per il suo altruismo e per gli allenamenti fatti insieme.