IL RESPIRO CHE RIMETTE TUTTO AL SUO POSTO
di Sabina Formichella e Luciana Del Pomo
Direttrice e Trainer True Pilates Italia
La respirazione è uno dei pilastri della disciplina ideata da Joseph H. Pilates. «La respirazione è il primo e l’ultimo atto della vita. La nostra vita stessa dipende da essa», diceva. Non è un caso che abbia costruito il suo sistema di movimenti partendo proprio da qui, da un gesto tanto semplice quanto essenziale. Per Joseph H. Pilates respirare in modo profondo e consapevole significava dare direzione al movimento, stabilizzare il centro, ossigenare il corpo e coinvolgere attivamente i muscoli addominali, migliorando controllo e concentrazione.
Oggi la scienza conferma ciò che le tradizioni antiche insegnano da secoli: un respiro lento e profondo è in grado di influenzare la nostra fisiologia, agendo sul sistema nervoso, immunitario ed endocrino e migliorando il benessere fisico ed emotivo. È questo ciò che ogni giorno dovremmo cercare di trasmettere ai nostri allievi che spesso arrivano in studio di fretta, durante una pausa dal lavoro, con la mente ancora altrove: pensierosi, ansiosi, affannati, stanchi. Che la lezione inizi dal tappetino o da qualsiasi attrezzo, la prima cosa che dovremmo fare è invitarli a sdraiarsi, sentire l’appoggio del corpo e respirare. Sentire l’aria fluire nel torace e, poco alla volta, lasciare andare i pensieri. È da qui che comincia davvero il lavoro: dal respiro, dalla presenza, dall’ascolto. Spesso si pensa che lo stress sia una condizione esclusivamente mentale. In realtà, il corpo lo trattiene, creando tensioni muscolari: cervicale contratta, spalle sollevate, mascella serrata, zona lombare rigida, diaframma bloccato. In questi casi la missione del bravo professionista di Pilates non è solo allenare il corpo, ma anche e soprattutto accompagnare la mente attraverso il respiro, affinché al termine di ogni lezione venga percepito un beneficio globale.
Se è vero che la respirazione è uno dei pilastri della disciplina, è altrettanto vero che insegnarla in modo efficace richiede molto più che invitare semplicemente a “fare un respiro profondo”.
Joseph H. Pilates parlava di “pulire i polmoni” attraverso un’espirazione completa e attiva. Oggi sappiamo che una respirazione consapevole migliora la mobilità costale e toracica, modula il sistema nervoso autonomo e influenza postura, equilibrio e coordinazione.
Nei movimenti Pilates la respirazione latero-posteriore consente di mantenere attiva la muscolatura addominale profonda senza irrigidire il torace. Questo richiede finezza percettiva ed è qui che entra in gioco l’esperienza del bravo professionista.
Infatti un professionista esperto deve saper riconoscere quando un respiro è forzato, quando è difensivo, quando è trattenuto per paura del dolore o per abitudine allo stress. Deve sapere quando proporre un’espirazione più lunga, quando lavorare sulla mobilità costale, quando invece lasciare spazio e non interferire.
Come professionisti conosciamo bene i grandi attrezzi del Pilates, ma non dobbiamo dimenticare di dare importanza a strumenti più piccoli come il Breath-A-Cizer, ideato dallo stesso Joe per allenare specificamente la meccanica respiratoria.
Il Breath-A-Cizer non era un accessorio marginale: rappresentava la dimostrazione concreta di quanto Joseph H. Pilates considerasse centrale l’educazione respiratoria.
In un’epoca in cui il Pilates è diventato estremamente popolare, è fondamentale ricordare che la disciplina originale è un sistema complesso, costruito con coerenza e profondità, dove il respiro non è solo un atto fisiologico, ma è una competenza.
E insegnarla è una responsabilità.

