Perché è importante la formazione Pilates

Anna Maria Cova fa eseguire un esercizio sul Reformer

 

Perché è importante la formazione Pilates

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PERCHÉ È IMPORTANTE LA FORMAZIONE PILATES

di Anna Maria Cova
Direttrice CovaTech Pilates School

 

Come professionista del Pilates da quasi quarant’anni, ho visto la nostra amata disciplina affrontare ogni tipo di vicissitudini.
Da qualche anno, assisto, come tutti noi, ad un nuovo boom di quello che, in un modo che mi fa sorridere, hanno chiamato “Reformer Pilates ”.

La disciplina fondata da Joseph H. Pilates è così vasta e profonda che si può adattare ad infinite declinazioni in un’ottica di marketing e, proprio per questo, necessità della massima attenzione da parte del cliente che sceglie di praticarla e, soprattutto, da parte del professionista che intende insegnarla.

Non mi stancherò mai di ringraziare il signor Pilates per lo strumento prezioso, incredibilmente duttile, ancorché rigoroso, che ci ha donato e lo faccio – i miei allievi mi sono testimoni – ogni qual volta accolgo gli allievi di un nuovo corso alla CovaTech Pilates School.

Allo stesso tempo, ho sempre difeso e promosso la libertà professionale e anche creativa di chi insegna perché credo che l’evoluzione di ogni campo del sapere sia garantita proprio dalle contaminazioni e dalle ibridazioni. Le crociate per una presunta integrità del Pilates non mi appartengono, né le diatribe su classico, contemporaneo, autentico o derivato. Nessuno di noi potrà mai avere l’ultima parola su cosa il Pilates debba essere o non essere e questo è anche il bello di una disciplina che nasce con l’intuizione di un uomo e prospera in mille interpretazioni, accezioni e tradizioni.

C’è, invece, un tema a cui non solo tengo personalmente moltissimo, ma che ritengo sia cruciale per il futuro del nostro settore e la credibilità del nostro lavoro ed è la preparazione di chi il Pilates lo insegna.

Di recente, ho iniziato a leggere notizie che mi hanno allarmata ma – lo ammetto – non sorpresa. Il Daily Mail riportava, qualche mese fa, “Il lato pericoloso del Reformer che non vediamo su Instagram”, l’Evening Standard: “Quando il Reformer Pilates è diventato così pericoloso?”

Nel corso della mia carriera, la mia ambizione è stata sempre quella di poter insegnare il Pilates a tutti, in sicurezza, attraverso una metodologia didattica rigorosa nelle sue basi scientifiche e flessibile nelle sue applicazioni pratiche. Per fare ciò, da trent’anni, mi dedico alla formazione di professionisti del Pilates che siano preparati e consapevoli della disciplina che dovranno insegnare, degli attrezzi che dovranno gestire e, soprattutto, delle persone di cui dovranno prendersi cura.

Consapevolezza è una parola chiave in due accezioni fondamentali. La prima, perché, come dico da sempre, praticare Pilates è anzitutto “consapevolezza” del proprio corpo. La seconda, perché l’insegnamento del Pilates è un esercizio di “consapevolezza al quadrato”.
Per rendere il proprio cliente consapevole del suo corpo, l’insegnante deve essere profondamente consapevole di ciò che sta facendo, di come lo sta facendo e della persona alla quale si sta dedicando. Per questo, è necessario un percorso di formazione che porti il professionista ad acquisire conoscenze tecniche, capacità intellettuali e padronanza emotiva. Un tale percorso richiede tempo e complessità. Non possono esistere scorciatoie, né facili espedienti.

Apprendere la disciplina è ovviamente una conditio sine qua non per diventare un buon insegnante e chiunque abbia familiarità con il repertorio Pilates, sul tappetino e su tutti gli attrezzi creati da Joseph H. Pilates (tutti, non solo il Reformer!), oltreché dei tool più disparati mutuati da altre discipline come ad esempio lo yoga e il fitness oppure nati dall’evoluzione tecnica dei materiali e della manifattura, si rende facilmente conto di quale mole di conoscenza stiamo parlando.

Ma la formazione ha anche una forte componente intellettuale, in quanto, appreso il repertorio, l’insegnante dovrà imparare a “pensare” attraverso di esso. Il repertorio è un linguaggio che l’insegnante dovrà utilizzare per creare una lezione adeguata alla fisicità, all’età e mirata ai bisogni della persona che ha di fronte.

Questo richiede, infine, anche una rilevante padronanza emotiva del proprio ruolo perché il cliente si affida all’insegnate di Pilates in un modo unico e profondo tanto che molta parte del lavoro di ogni insegnante, con gli anni, sarà costruito sull’empatia e sulla relazione col cliente, oltre che sulla mera componente tecnica di allenamento.

Diventare un professionista del Pilates è un progetto di lavoro e di vita alla portata di molti, ma non è possibile portarlo a termine in un week-end.

Uno studio di Pilates può trasformarsi in un’attività imprenditoriale premiante e duratura, ma non si può improvvisarla in qualche mese.

Il mio auspicio, perciò, è che continui questa parabola ascendente di diffusione e di apprezzamento della nostra disciplina che credo possa dare ancora tanto a tipologie di clienti diversi e a supporto delle discipline più disparate, dallo sport alla danza, dalla riabilitazione al fitness.

Ma il mio desiderio personale è continuare ad ispirare tutti gli appassionati del Pilates che vogliono diventare insegnanti a investire su di sé, sulla propria preparazione e sulla continua crescita professionale e umana, perché, davvero, non esiste altro modo per garantire una professione solida e durevole per sé e una pratica efficace e sicura per gli altri.